Forse è utile chiarire in maniera più esaustiva i contenuti dell’incontro tenutosi venerdì scorso tra l’amministrazione comunale e alcune rappresentanze di categoria. Ciò si rende necessario anche alla luce delle divergenti dichiarazioni video diffuse sui social subito dopo il confronto.
Innanzi tutto, va detto che la richiesta di incontro è stata avanzata dall’associazione Categorie Riunite, a seguito di un precedente video del sindaco in cui affermava che “la porta del suo ufficio è sempre aperta al confronto e al dialogo”. A questo proposito, va precisato per correttezza che non è andata così per le svariate richieste di confronto presentate in passato, sia da associazioni di categoria che da singoli o gruppi di pubblici esercenti. In ogni caso, meglio tardi che mai.
Con questo spirito, e con l’auspicio che si potesse finalmente aprire una fase costruttiva con l’amministrazione, ci siamo presentati all’incontro. La prima sorpresa è stata constatare che ai rappresentanti dell’associazione Categorie Riunite, autori della richiesta, è stato vietato di partecipare. Stesso impedimento è stato imposto al folto gruppo di esercenti che si erano presentati per assistere all’incontro. I vigili alla porta, guidati dal nuovo comandante, permettevano l’ingresso – per disposizione sindacale – ai soli rappresentanti di sigle di categoria ufficialmente riconosciute.
Di fronte a questo rigido formalismo, di primo acchito ho pensato di andarmene anche io. Poi, riflettendo sul fatto che avrei prestato il fianco a dichiarazioni del tipo: “Prima invocano il confronto e il dialogo, e quando si dà loro la possibilità non si presentano”, ho deciso di restare.
E così, con soli cinque rappresentanti di categoria ammessi – di fronte all’intera giunta con il sindaco in testa, al presidente del consiglio comunale, al segretario generale e sotto l’occhio attento del neo comandante dei vigili urbani – ha preso il via il confronto. Perché questo è vero: il confronto c’è stato.
A mancare è stato il dialogo costruttivo, teso a conciliare le scelte operate finora dall’amministrazione con le legittime richieste di un’intera categoria. Richieste che, è bene precisare, sono sempre state in linea con le normative in materia.
E così si è andati avanti per oltre un’ora e venti. Da una parte, il sindaco e gli assessori hanno ribadito l’enorme lavoro fatto e che stanno continuando a svolgere per garantire lo sviluppo e il decoro della città. Dall’altra, i rappresentanti di categoria hanno fatto presente le enormi difficoltà di chi a Licata svolge attività d’impresa. Difficoltà aggravate da provvedimenti e scelte politiche ritenute restrittive, vessatorie ed economicamente insostenibili.
Nello specifico, si è fatto riferimento all’approvazione del regolamento di contrasto all’evasione. È stato specificato che siamo tutti d’accordo sul fatto che i tributi vadano pagati, ma bisogna tener conto che quelli richiesti dal nostro Comune sono i più alti d’Italia e risultano praticamente insostenibili per la maggior parte degli esercizi commerciali.
Si è passati poi al regolamento sui dehors, contestando in particolare la scelta di non consentire alle attività da asporto di ottenere l’autorizzazione per una porzione di spazio pubblico all’esterno dei propri locali. Spazio che servirebbe a posizionare un numero limitato di sedie, tavoli e piani d’appoggio per permettere ai clienti di consumare il prodotto in modo più civile, anziché in piedi o seduti sul marciapiede in mezzo alla via.
È stata inoltre posta l’urgenza di affrontare la questione TARI, aumentata di anno in anno e diventata l’incubo di famiglie e imprese, oltre alla necessità di correggere l’anomalia che ha portato, nel 2025, all’aumento del 150% del tributo per un gran numero di pubblici esercizi. Si è segnalato che, per le stesse categorie commerciali, in città come Palermo e in tutti gli altri grandi centri dell’isola si paga poco più di un quarto.
Sono stati chiesti chiarimenti sullo stato dell’arte in merito alla questione, più volte sollecitata, della Rottamazione Quinquies.
Naturalmente, consapevoli che per affrontare ogni singola questione e trovare soluzioni in grado di accorciare le distanze tra le parti occorra il giusto tempo, è stato proposto di istituire un tavolo tecnico di concertazione da riunire periodicamente per affrontare i problemi uno alla volta.
Infine, come Confcommercio, abbiamo chiesto all’amministrazione comunale un gesto di apertura, dichiarandosi disponibile a rivedere il progetto di Piazza Attilio Regolo apportando qualche leggera modifica, in modo da salvare le due gelaterie su cui pende un provvedimento di demolizione e, con esse, i sacrifici e il posto di lavoro di decine di padri di famiglia.
Apriti cielo. Immediata è scattata l’accusa da parte del sindaco, secondo cui quella richiesta era una difesa ad personam, mentre il sindacato avrebbe dovuto trattare solo questioni di interesse generale. Ha inoltre sottolineato che quelle attività erano sorte abusivamente e che andavano rimosse nella maniera più assoluta. A nulla è valso far notare che le due gelaterie non sono affatto abusive, ma hanno ottenuto a suo tempo regolari permessi e concessioni dai dirigenti del Comune di Licata e da sindaci che, come lui, erano stati democraticamente eletti.
Niente da fare: la chiusura è stata totale e ha spinto il sindaco a troncare il discorso con un perentorio: “L’incontro finisce qui”. Alla mia osservazione tesa a sottolineare che, in sostanza, non si era stabilito nulla, la risposta è stata: “Fate per iscritto le vostre proposte e poi l’amministrazione le valuterà”.
Questi sono i fatti. Ne sono testimoni alcuni consiglieri comunali e i rappresentanti della stampa locale presenti, e, a maggior conforto, esiste anche la registrazione audio dell’intero confronto.
In sostanza – tolta la dichiarazione che a breve sarà completato l’iter per aderire alle agevolazioni della Rottamazione Quinquies – per il resto non è stato concluso nulla e non si è capito se e quando saranno attivati i tavoli di concertazione sulle questioni sollevate.
Va da sé che sull’esito dell’incontro ogni sigla sindacale ha il suo punto di vista, il che è più che legittimo.
Riguardo alla posizione di Confcommercio, ribadiamo la delusione per quella che consideriamo l’ennesima dimostrazione di chiusura verso ogni forma di concertazione tra le parti.
Ciò nonostante, ben felici di essere smentiti dai fatti, ci faremo carico – come richiesto dal sindaco – di formulare per iscritto i nostri suggerimenti in difesa del lavoro e di chi fa impresa. Suggerimenti assolutamente improntati al rispetto della legalità e alla ricerca del decoro urbano e dello sviluppo socio-economico ed estetico di Licata.